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Che il nostro territorio sia alquanto fragile è risaputo, basti pensare che nel lungo periodo compreso fra il 1944 e il 2012 (anno dell'ultima stima) l'instabilità geologica è costata alla collettività, in termini di danni, almeno 60 miliardi di euro.

Solo per i problemi legati alla franosità e alle inondazioni viene stimata una spesa di circa un miliardo di euro all'anno.
 
Al di là delle cifre economiche occorre notare come circa l'80% dei Comuni in Italia abbia un certo grado di esposizione al dissesto del proprio territorio, condizionando una popolazione di circa 6 milioni di abitanti, dunque una quota tutt'altro che trascurabile.
Le aree esposte al dissesto idrogeologico non sono località minori, aree di difficile accesso o zone remote del nostro territorio. Fra le province soggette a rischi di natura geologica al primo posto si posiziona quella di Napoli, a cui però segue la Provincia di Torino e poi quella di Roma, Caserta, Venezia, ecc. (dal rapporto Ance Cresme 2012, sullo stato del territorio).
 
Solo in Piemonte 1046 Comuni su 1206 hanno aree a potenziale rischio di dissesto, coinvolgendo una superficie di 2981 kmq, su un totale di 25380 kmq (fonte ISPRA), corrispondente perciò al 12% dell'intero territorio piemontese.
Ai danni da frane e alluvioni vanno poi aggiunti quelli legati ai terremoti. Tutto il territorio nazionale è stato infatti classificato sismico, benchè con gradi di sismicità distinti da zona a zona.
 
Queste cifre non possono far altro che suggerire l'importanza che riveste la continua gestione del territorio, non solo contro i grandi rischi e i grandi disastri ambientali, ma partendo dalla gestione ordinaria. Si potrebbe anche parlare di "gestione quotidiana".
E i soggetti che più dovrebbero sentirsi artefici di questa gestione quotidiana sono certamente quelli preposti al controllo e, dunque, le pubbliche amministrazioni. Ma è spesso l'azione di controllo e monitoraggio del nostro territorio e ambiente, da parte di ciascun cittadino, a suggerire le soluzioni migliori, dato che è la presenza sul territorio a determinarne la sua conoscenza e il modo di difenderlo.
 
Il geologo, in qualità di tecnico conoscitore del territorio e dei metodi per il suo ripristino, avrà invece il compito di indirizzare le scelte della collettività verso soluzioni compatibili con i luoghi. Il che vuol dire fornire indicazioni per la buona progettazione, dal semplice ampliamento residenziale fino alle grandi opere, oltre a indirizzare le scelte urbanistiche verso un corretto uso o non uso delle aree sensibili delle nostre montagne, pianure, centri urbani, ecc.
La normativa nazionale e locale da tempo ribadisce la necessità della consulenza sui progetti, da parte di figure come quella del geologo, ma dopo anni di lavoro sul campo occorre constatare che il contributo del geologo è non di rado percepito come "adempimento burocratico" e non come valore aggiunto al progetto dell'opera.
Non sempre le segnalazioni del geologo sono state usate per attuare le scelte migliori. Non di rado il geologo viene chiamato per validare un progetto allo stato definitivo e non per suggerire una alternativa migliore.

A volte pare di doversi scontrare contro una logica minimizzatrice, da parte degli stessi soggetti interessati. Una logica spesso frutto di un certo grado di fatalismo, di rassegnazione e, non ultimo, di pratica consolidata nel tempo.
Non di rado è lo stesso committente o progettista a ricordare al geologo, chiamato a fornire la consulenza, che lì mai nulla è successo, che dai tempi dei nonni non si ha memoria di dissesti o disastri ambientali, dimenticando il significato del tempo di ritorno di qualsiasi evento sul territorio. Già, il tempo di ritorno, ossia quella cosa così lunga da far sembrare, a chi ha poca memoria, che nulla sia mai successo, salvo viverlo sulla propria pelle e sul proprio portafoglio quando invece, "incredibilmente", il dissesto accade.
 
I geologi che operano nell'area di Torino, del Piemonte, dell'intero territorio nazionale, aneddoti al riguardo ne potrebbero raccontare da scriverci un libro, segno dunque che la figura del geologo non è ancora presente, nella cultura collettiva, come lo sono le figure più tradizionali dell'ingegnere, dell'architetto e del geometra. Ed è un peccato, soprattutto per un territorio bello e fragile come il nostro.
 
   

 

Frana per crollo su un versante di media montagna, soprastante una strada

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