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Allo scopo di preservare la qualità delle acque, delle falde sotterranee, è vietata la costruzione di pozzi che consentano la comunicazione fra la prima falda (la cosiddetta falda freatica) e le falde profonde (L.R. 22 del 1996).
Tale imposizione normativa nasce dalla necessità, urgente, di preservare la buona qualità delle acque delle falde profonde evitando che gli inquinanti, molto spesso presenti nella falda più superficiale, possano diffondersi in profondità, interessando dunque anche gli acquiferi protetti, generalmente destinati al consumo umano.
 
Tuttavia non di rado i pozzi in uso in agricoltura, nell'industria, ecc., attraversano il limite impermeabile, che separa falde distinte e indipendenti, creando di fatto i presupposti per la propagazione, anche agli acquiferi sottostanti, degli inquinanti provenienti dalla superficie.
Comunemente ciò succede quando la colonna pozzo dispone di filtri posti a varie profondità, ossia tanto sopra quanto sotto il setto impermeabile, che separa i due sistemi acquiferi.
 
cantiere2   punzonatura   schema ricondiz 

Fasi di cantierizzazione

 

Punzonatura della camicia del pozzo

 

Definizione progettuale del tratto da ricondizionare

Ormai dal 2001, col Decreto n. 4/R, la Regione Piemonte stabilisce le verifiche e i controlli, a carico dei proprietari dei pozzi, atti a riscontrare la presenza o meno di condizioni di miscelazione di acque diverse.
Nei casi in cui tale miscelazione abbia luogo (pozzi con filtri sia in falda freatica, sia in falda profonda) occorre presentare, all'Ente di controllo (la Provincia), un progetto di ricondizionamento dell'opera di presa, che preveda il solo prelievo delle acque dalla prima falda, oppure solo dalla falda profonda.
Non ultima la possibilità di rinunciare definitivamente alla concessione, predisponendo un progetto di chiusura, attraverso la completa cementazione della colonna pozzo e della sua intercapedine drenante.

Naturalmente la scelta fra salvare il pozzo, accettando di chiudere i filtri sopra o quelli sotto la base dell'acquifero, piuttosto che abbandonare definitivamente l'opera, spetta alla proprietà, valutati i vantaggi economici dell'una o dell'altra opzione.

A parere di chi scrive l'opzione di rinuncia al pozzo e la sua sigillatura dovrebbe essere considerata sempre come "l'extrema ratio", dato che la disponibilità di un pozzo costituisce quasi sempre un valore aggiunto a favore del terreno, dello stabilimento o di una qualsivoglia proprietà. Non vanno infatti dimenticati i costi elevati per una nuova perforazione, così come non vanno assolutamente trascurati i tempi e gli adempimenti burocratici per giungere alla sua autorizzazione. In altre parole se già se ne dispone, meglio tenerselo, per lo meno con l'idea di vendere il terreno o la struttura con un plus.

All'atto pratico cosa occorre fare?
L'ente di controllo (la Provincia) trasmette al proprietario del pozzo una richiesta di verifica dello stato di consistenza dell'opera. In altri termini viene richiesto di controllare che, in relazione alle caratteristiche costrutive del pozzo stesso e ai caratteri geologici e idrogeologici del sito, vi siano o non vi siano i presupposti per la messa in comunicazione delle acque da falde diverse.

Il Geologo (scelto dal proprietario dell'opera di presa) verifica, anche attraverso videoispezioni in pozzo (se necessarie), lo stato di conservazione dell'opera (presenza di ostruzioni, sfondamenti delle pareti del pozzo, insabbiamenti, ecc.), il suo schema di completamento (posizione dei filtri, tipo di dreno impiegato, ecc.) e la stratigrafia del sito.
L'obiettivo finale è quello di esprimere un parere circa la corretta esecuzione del pozzo (in caso di assenza di comunicazione fra falde distinte) o, in caso contrario, proponendo (in accordo con la proprietà) il ricondizionamento dello stesso, redigendo quindi un progetto apposito.

Per facilitare il compito, circa l'individuazione della base dell'acquifero superficiale, la Regione fissa i criteri tecnici per la sua identificazione, ossia la quota alla quale si localizza il livello impermeabile (terreni argillosi, limoso-argillosi ecc.).
Tali criteri vanno considerati vincolanti e solo nei casi debitamente motivati dai diretti interessati, possono essere adeguati alle circostanze locali, previa accettazione da parte dell'Ente di controllo.

A ricondizionamento completato l'intera documentazione progettuale e di fine lavori verrà trasmessa alla Provincia, per il nulla osta finale. Il ricondizionamento, nella maggior parte dei casi, determina anche la riduzione del canone di prelievo, dato che non si andrebbe più ad emungere anche dalla falda profonda. Ciò significa che il canone si ridurrà ad un terzo dei costi ante ripristino, con buon vantaggio della stessa proprietà.

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