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Progettare un pozzo geotermico: la consulenza del Geologo, i contenuti della relazione geologica e idrogeologica, le modalità di gestione delle acque di scarico e la normativa che ne regola l'uso. 
 
La normativa della Regione Piemonte fissa, per i pozzi ad uso domestico, un utilizzo riservato al nucleo famigliare, ai fini dell'approvvigionamento per uso igienico-sanitario e/o per l'innaffiamento del giardino privato. In tutti i casi l'impiego va inteso al di fuori delle attività produttive.
Ma un pozzo di questo tipo è compatibile con l'installazione di soluzioni geotermiche a pompa di calore? La risposta è sì, a patto che vengano rispettate alcune condizioni.

Prima fra tutte la necessità di ricadere entro i limiti di prelievo, imposti per questi pozzi, ossia portate massime di 2 litri al secondo e volumi di prelievo annuo massimi di 5000 metri cubi.
Generalmente si tratta di valori di prelievo adeguati a soddisfare le esigenze di riscaldamento invernale e raffrescamento estivo di alcune piccole utenze. Un singolo pozzo può soddisfare il fabbisogno energetico di 2-3 appartamenti di medie dimensioni (da verificare comunque, avvalendosi della consulenza di un termotecnico).
Rientrare in tali limiti accelera di molto l'iter autorizzativo. Infatti la domanda di autorizzazione, alla trivellazione di un pozzo di questo tipo, fa capo al solo Comune di residenza e non alla Provincia o Città Metropolitana, come accadrebbe invece per misure di prelievo eccedenti i citati limiti.
 
Lo smaltimento delle acque, provenienti dalla pompa di calore, potrà avvenire secondo due modalità: reimmissione in falda attraverso un pozzo di restituzione, oppure scarico in canale artificiale o corso d'acqua naturale.
In nessun caso è invece ammesso lo smaltimento in fognatura bianca, poichè essa è riservata al collettamento delle acque di derivazione meteorica (scarichi da pluviali, piazzali, cortili, ecc.).
Il caso più semplice, di restituzione delle acque in recettore superficiale (fiume, torrente, canale), richiede tuttavia alcune attenzioni. Prima fra tutte la necessità di presentare una "richiesta di autorizzazione allo scarico" al SUAP del Comune di residenza. La richiesta dovrà essere corredata dall'autorizzazione allo scarico da parte del gestore del corso d'acqua che, nel caso di un canale, sarà rappresentato da un Consorzio irriguo.

Altro aspetto di non marginale importanza è dato dalla temperatura delle acque, in fase di reimmissione. Nel caso di recettori naturali (fiumi, torrenti, rii, ecc.) essa non potrà superare i + 3° C a valle dello scarico. Nel caso di corsi d'acqua artificiali, invece, non è ammesso il superamento della soglia termica di + 35° C. In quest'ultimo caso il superamento del limite appare, in definitiva, alquanto improbabile.
 
Un ultimo aspetto da tenere in debito conto è la necessità di verificare la compatibilità delle acque, emunte dal pozzo appena trivellato, con la qualità delle acque del recettore superficiale. Il principio guida è infatti quello che non si può scaricare acque con uno o più fattori di contaminazione in un corpo idrico che non presenta tali criticità. Per questa ragione dovranno essere rispettati i limiti di concentrazione, indicati nella Tab. 3, allegato 5 del D.Lgs. 152/2006, previo campionamento delle acque emunte dal pozzo stesso.
 
In conclusione l'iter per l'approvazione di un progetto, per l'impiego di un pozzo geotermico a servizio di una pompa di calore, prevede:
 
  • indagine geologica e predisposizione di relazione geologica e idrogeologica, nella quale vengano specificate le caratteristiche principali della falda da captare, che dovrà essere di tipo freatico. Inoltre andrà definita la quota della base del primo acquifero, allo scopo di evitare la messa in comunicazione della prima falda freatica con le falde sottostanti;
  • sulla base delle informazioni fornite dal Geologo, dovrà essere redatto un progetto del sistema di emungimento, il quale indichi lo schema del pozzo da trivellare, il suo posizionamento e l'assenza di interferenze con opere preesistenti e autorizzate;
  • presentazione di un'istanza per lo scarico in recettore superficiale, al Comune di residenza, una volta ottenuto l'assenso scritto da parte del gestore del canale, rio, ecc.;
  • esecuzione delle verifiche di compatibilità ambientale, delle acque emunte dal pozzo, con lo stato ambientale del recettore superficiale.
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